Terremoto
in Abruzzo
Nella notte del
6 aprile e nei giorni successivi violente scosse di terremoto hanno causato quasi 300 morti, decine di migliaia di sfollati e la devastazione di città
e paesi in Abruzzo.
L'Associazione
"Vivi la Vita" esprime la propria solidarietà a tutte le vittime del
terremoto, agli sfollati ed alle istituzioni civili coinvolte.
Di
seguito riportiamo quanto scritto dal nostro volontario e consigliere Alberto
Cagna, che ha trascorso 2 settimane di volontariato con Caritas in Abruzzo a 6
mesi dal sisma:
6
aprile 2009, ore 3,32
Per
tutti gli italiani un normale martedì notte. Questo però non è ciò che viene
vissuto al L’Aquila e paesi limitrofi. Lì la terra trema per 36 lunghissimi
secondi. Da quel momento le vite, le case, i paesi di quelle zone subiscono un
cambiamento devastante che va al di là di ogni immaginazione.
Tante
le voci in merito all’accaduto: “si poteva prevedere; è stata una cosa
inaspettata; faremo il possibile e l’impossibile per quelle persone”.
I
mass media parlano di ciò che è successo per un breve periodo di tempo, poi
all’improvviso, ciò che è accaduto in Abruzzo non fa più notizia, non è più
“televisivamente conveniente” parlarne.
Per
molta gente, me compreso, quelle immagini, quei volti, quegli sconsolati
quartieri sono rimasti impressi nella mente e sentivo mio dovere andare in
quelle zone e cercare (nel mio piccolo) di dare il mio contributo.
Per
mille motivi ho avuto la possibilità di partire per L’Aquila il 20 settembre,
credendo che la situazione si fosse normalizzata. Con mia immensa sorpresa, mi
sono reso conto che l’emergenza è ancora alta, le situazioni critiche sono
ancora moltissime e purtroppo le tendopoli ancora molto popolate.
Il
campo in cui ero sistemato si trova a S. Antonio, parrocchia de L’Aquila
ovest, “abitato” da tutti i volontari Caritas del Piemonte, dell’Umbria e
qualche volontario da altre regioni d’Italia indirizzato lì dall’Azione
Cattolica.
La
vita del campo è scandita da molti momenti comuni legati alla riflessione ma
anche alla conoscenza reciproca. Ogni mattina la sveglia è alle 7,30,
successivamente il coordinatore forma i gruppi che andranno a svolgere i loro
compiti giornalieri.
Le
tendopoli ancora presenti sono Centi Colella, Nuova Acropoli, S. Marco, S.
Sisto, il Globo e Pile. I volontari che non rientrano in queste destinazioni,
andranno a svolgere insieme ai Vigili del Fuoco traslochi per chi ha avuto la
casa dichiarata inagibile, oppure si occuperanno di quelle persone sparse sul
territorio e piuttosto isolate che necessitano di conforto e compagnia.
Il
campo in cui ho svolto il mio servizio di 15 giorni è stato quello di Pile,
dove sono ancora presenti 50 tende e circa 120 persone. Inutile dire che le
prime impressioni erano di imbarazzo ed inadeguatezza nei confronti di queste
persone così tanto in situazione precaria; ti sentivi ospite, quasi invasore di
questa fittizia realtà che si era costituita intorno a loro.
Come
volontari Caritas, a Pile, affiancavamo la Croce Rossa Italiana – Corpo
Militare ed essenzialmente il nostro compito era quello di collaborare in
cucina.
Il
lavoro era molto ed il ritmo sempre sostenuto. Quello che ti aiutava a
proseguire era i bel rapporto che si è creato fin da subito con due militari in
particolare, con i quali si poteva parlare e confrontarsi su tanti argomenti. Il
gruppo Caritas variava dai 3 ai 6 volontari ed io avevo il compito di referente
per tutti con il campo Caritas di S. Antonio.
Il
nostro gruppo variava pressoché di giorno in giorno: la maggior parte dei
volontari si fermava solo 5 -7 giorni. Solo dopo la prima mia settimana si è
avuta una presenza delle stesse cinque persone per diversi giorni e questo ha
comportato una certa armonia ed un bel affiatamento che ci ha permesso di
“alleggerire” (almeno spiritualmente) il lavoro.
Al
nostro rientro, la sera intorno alle 22, al campo Caritas ci aspettavano nuovi
amici che si sono conosciuti di serata in serata. Diversità di età, di studi e
di esperienze spesso si azzeravano per lasciare spazio al nascere di nuovi
legami ed affetti.
Durante
il giorno, la vita in tendopoli per i suoi abitanti scorre lenta. Il susseguirsi
di volti nuovi pare essere accettato molto bene. Dopo qualche giorno di
“studio”, un semplice “come va” dà inizio a lunghi discorsi, confronti
e racconti su ciò che accadde quella notte e su come le loro vite sono
cambiate.
Aspettative
per il futuro? Solo ed esclusivamente serenità ed una casa in cui poter
ricominciare.
Nel
campo due striscioni rendono l’idea di ciò che molti si auspicano per il
futuro: “Terremotosto” ed un’altra in dialetto abruzzese, che in italiano
può essere tradotta come “il terremoto non ci ha scossi, risorgeremo!”
In
conclusione, dopo i primi giorni di ambientamento, è stata un’esperienza
eccezionale per tutte le stupende persone incontrate e per tutto ciò che hanno
comunicato e trasmesso.
Sicuramente
farò di tutto per tornarci; un pezzo di cuore è rimasto al L’Aquila, la
voglia di stare con quelle persone ed in quei luoghi è tanta. Gli impegni mi
portano via tanto tempo, ma ormai un impegno doveroso per me è quello di
rivedere gli aquilani.
Alberto
Cagna, ottobre 2009

Per chi volesse
effettuare delle donazioni a favore delle popolazioni colpite e per i danni del
sisma consigliamo vivamente di informarsi ed eventualmente utilizzare canali
ufficiali e conosciuti.
La
Caritas diocesana novarese ha attivato una raccolta fondi, per sostenere gli
sfollati nell'emergenza del post-terremoto e per lavorare su progetti concreti
di ricostruzione in seguito: per contribuire è possibile effettuare versamenti
intestati a